IL PUNTO DA CUI RIPARTIRE.

Non si aspettava altro che un mezzo passo falso della Juve per riprendere con le ormai tipiche previsioni catastrofiche e le invettive rivolte a calciatori e società. Insomma, nulla di nuovo alla luce del sole.


A Crotone si poteva e si doveva vincere. Sacrosanto incipit per andare poi ad analizzare quello che il campo racconta in contrapposizione alla menzognera carta dei valori, che spesso e volentieri lascia il tempo che trova. L’1-1 non è facile da digerire ma va contestualizzato ed inserito in una situazione non proprio comoda, in un periodo storico decisamente non semplice e nel momento in cui nel club sembra percepirsi la leggera brezza della volontà di un cambiamento.

Dopo il meritatissimo 3-0 contro il Napoli e la maledetta sosta Nazionali, rieccoci alle prese col campionato. Tra assenti per infortunio (deLigt, Ramsey, Alex Sandro), per covid (Cristiano, McKennie) e reduci dalle fatiche internazionali, Pirlo si ritrova costretto ad improvvisare, mettendoci comunque (com’è giusto) del suo schierando due Under23 e il nuovo arrivato Federico Chiesa.


Dell’ex Fiorentina, già nell’occhio del ciclone da immemore tempo, vengono annoverati i palloni persi e l’espulsione ingenuamente rimediata, ma non il moto costante e, soprattutto, l’assist al bacio per la rete di Alvaro Morata. Alle volte siamo troppo severi, forse per eccesso d’amore verso il bianconero, forse per la voglia innata di vittoria e la delusione immane al pareggio, che per noi abituati ai trionfi equivale ad una sconfitta. Chiesa non è ad oggi un fuoriclasse, non ha la tecnica sopraffina di Dybala, né tantomeno il colpo fatale di Cristiano e nemmeno il dribbling sullo stretto di Cuadrado. È una tipologia di calciatore che, volenti o nolenti, ci serviva per garantire alternative di gioco, dinamismo, freschezza, corsa e gioventù; ha una maniera opinabile di stare in campo, è spesso confusionario e inconcludente, ma va a dare a Pirlo la chance anche in modo differente rispetto agli standard a cui siamo abituati per via delle caratteristiche dei componenti della rosa.

Ieri non è stata la serata che tutti noi ci aspettavamo, ma le note stonate non sono state l’unico ingrediente e dalle cose positive è giusto, a parer mio, ripartire. Che dire di Morata? Un gol, un palo clamoroso e la rete della probabile vittoria annullata a causa di un millimetrico fuorigioco. O vogliamo parlare di Kulusevski? Corsa, tecnica da leccarsi i baffi, visione di gioco e una carta d’identità che lascia presagire un destino da campione. Cambiamo settore e riecco Merih Demiral, tornato di

prepotenza come ben sa fare, a suon di entrate decise e con una personalità devastante al rientro da un gravissimo infortunio.


Ecco, non cerchiamo il buio della mezzanotte, ma sforziamoci di scorgere oltre quello che è il magro bottino rimediato. Concediamo a Pirlo e al suo staff di lavorare coi ragazzi, attendiamo il rientro dei big di questa squadra ed evitiamo, per quanto possibile, di mandare i singoli in penitenza sui ceci e dietro la lavagna ad ogni errore, anche al più piccolo.


La strada è ancora lunga…

By: @44gattdernesto

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