DA INUTILE AD INSOSTITUIBILE: LA STRANA PARABOLA DI DANILO.

Dieci partite su dieci, tutte da titolare. Non c'era modo migliore per fare intendere quale sia stato l'apporto che sino ad ora Danilo Luiz da Silva ha conferito alla nascente Juventus di Andrea Pirlo. Da centrale o da terzino poco cambia, perchè il ventinovenne originario di Bicas sta divenendo realmente un insostituibile, una pedina fondamentale per l'evoluzione di questa formazione.


Ma facciamo un passo indietro. Danilo arriva a Torino con un peccato originale, ovvero l'esser stato coinvolto (suo malgrado) nel trasferimento di Joao Cancelo al Manchester City. Così, il brasiliano, reo di non possedere il talento cristallino e la spinta del giovane portoghese, è stato subito preso di mira da gran parte della tifoseria, la quale non ha risparmiato dalla gogna neanche l'artefice di questa operazione, vale a dire Fabio Paratici.

Col senno del poi, invece, l'affare condotto in porto dallo Chief Football Officer bianconero non sta risultando solo una manna dal punto di vista finanziaro (mai da sottovalutare), bensì anche una mossa ben ponderata se osservata dal lato puramente tecnico. Dopo un avvio non sempre da applausi a scena aperta, seppur bagnato dal gol all'esordio contro il Napoli, il brasiliano sta dimostrando di essere un calciatore importante, se non fondamentale, per la Juve targata Pirlo. Che non fosse un "pacco" lo si poteva evincere con estrema semplicità scorrendo il suo curriculum: Santos, Porto, Real Madrid, Manchester City (fortemente voluto da Pep Guardiola) e, come se non bastasse, uomo perennemente nel giro della Seleçao. Un'escalation non da poco, ma si sa, noi juventini siamo degli incontentabili cronici.


Ciò che sta attualmente giovando al club di Torino è la sua duttilità, nonchè la sua esperienza nel sapersi muovere indistintamente in tutti i ruoli difensivi: terzino destro, terzino sinistro e ora anche centrale del fluido e mutevole reparto arretrato che sta andando in scena dall'inizio della stagione. Inoltre, la sua personalità, ingrediente principale quando si parla di calciatori di spessore, sta risultando caratteristica indispendabile; è costantemente lì a ricercare palla dai compagni per smistarla o per partire a testa alta tra le maglie avversarie, non ha timore a calciare verso la porta, nè a tentare l'imbeccata giusta verso le punte. D'altronde il piede glielo permette.

Un calciatore maturo, uno di quelli che probabilmente non farà mai sobbalzare il tifoso con veroniche o colpi di classe eccelsa, ma che riesce a trasmettere solidità e fiducia a tutto il reparto ed ai colleghi più giovani e meno abituati a disimpegnarsi nel duro ed estremamente tattico campionato italiano.


A prescindere dalla presenza dei navigati Bonucci e Chiellini o delle nuove promettentissime leve deLigt e Demiral, il rendimento di Danilo continua ad essere elevatissimo, a dimostrazione che spesso e volentieri il periodo di adattamento a diversi campionati, principi d'allenamento e richieste dei vari allenatori va a risultare decisivo e ad incidere in maniera importante nelle prestazioni degli ultimi arrivati in rosa.


Alle volte vale la pena di attendere un po' e di avere un attimino di pazienza. È accaduto con Danilo, sarà lo stesso anche con Rabiot?

By: @44gattdernesto



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